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Biofuel: l’Italia supera i target UE, ma va ripensata la produzione

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L’Italia supera agevolmente la quota di biocarburanti che – in base alla direttiva UE RED I – doveva utilizzare nel settore dei trasporti, e adesso sembra lanciatissima per raggiungere i target che la RED II fissa di qui al 2030. Per il settore dei trasporti, la nuova normativa stabilisce infatti che nei Paesi UE i biocarburanti rappresentino almeno il 14%, e l’Italia secondo le previsioni raggiungerà questo risultato con largo anticipo, probabilmente nell’arco di due o tre anni. Grazie soprattutto alla forte diffusione dei double counting, i biofuel che vengono ricavati dai rifiuti, e che quindi consentono di tutelare l’ambiente anche sotto questo profilo.

Le direttive RED I e RED II

I biocarburanti sono dei combustibili di origine vegetale che abbattono fortemente le emissioni dannose. L’UE li considera uno dei pilastri della decarbonizzazione, soprattutto in questa fase di transizione in cui stiamo ottimizzando delle tecnologie con un impatto ancora minore, che però non possono ancora essere utilizzate su larga scala. Non sarebbe economicamente sostenibile. Già con la direttiva RED I del 2001, l’Unione aveva fissato degli obiettivi da raggiungere entro il 2020. Nel caso dei trasporti, si chiedeva che i biocarburanti coprissero almeno il 10% dei consumi complessivi.

Un risultato che diversi Stati non sono stati in grado di raggiungere, a iniziare dalle economie maggiori. La Germania lo ha sfiorato (9,9%), Francia e Spagna hanno accusato un ritardo più evidente (rispettivamente 9,2 e 9,5%). L’Italia invece ha raggiunto il 10,7%. Certo, non siamo il Paese che ha fatto meglio di tutti, la Svezia ad esempio è volata a quasi il 32%, ma è un caso isolato. Al secondo posto c’è infatti la Finlandia, staccata al 13,4%, poi bisogna scendere al 12,6% per trovare Lussemburgo e Paesi Bassi. Ma al di là di questo, per noi è comunque un motivo di vanto aver compiuto un balzo dell’1,7 tra il 2019 e il 2020.

La direttiva adesso è stata sostituita dalla RED II che fissa nuovi obiettivi da raggiungere entro il 2030. Nel caso dei trasporti, l’asticella viene portata al 14%, ma bisogna sottolineare che già nel 2021 eravamo all’11,5%. Inoltre, il nostro Piano Nazionale Integrato Energia e Clima prevede che nel 2025 – quindi di qui a tre anni – raggiungeremo il 14,4%, e quindi avremo già superato il traguardo che l’UE intende ottenere nel 2030. In quell’anno, invece, voleremo al 22%.

Un’altra novità della RED II è la spinta per incentivare la produzione di double counting, i biocarburanti che vengono ricavati dai rifiuti organici. Ottengono infatti un coefficiente maggiore quando si deve calcolare se si è raggiunto il target. In sostanza, consumare una tonnellata di questi combustibili equivale a risparmiare due tonnellate di fossili.

Crollano i combustibili fossili, volano i biofuel

Le politiche comunitarie e l’evoluzione tecnologica hanno determinato due grandi cambiamenti: da un lato consumiamo meno combustibili, dall’altro quelli che consumiamo sono sempre più green.

Nel 2021, il settore dei trasporti in Italia ha bruciato infatti circa 35,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti al petrolio), il 31% dei consumi energetici dell’intero Paese. Tra il 2005 e il 2021, questo dato si è ridotto notevolmente, è calato infatti 21%. 

I carburanti fossili tradizionali hanno registrato le maggiori flessioni: la benzina è crollata del 48%, il cherosene del 43%, il gasolio del 13%. Il GPL è invece cresciuto del 37%, il gas naturale addirittura del 202%, ma in questi caso è merito del biometano che per lungo tempo è stato accorpato al gas naturale fossile. In crescita anche il trasporto elettrico (+12%), bisogna sottolineare che questo dato non comprende solo le auto elettriche, ma anche gli altri mezzi di trasporto come treni, metropolitane e tram.

Tutti in positivo invece i biocarburanti, grazie anche ai meccanismi pubblici che obbligano i produttori a miscelare una quota di biofuel ai combustibili fossili. Sempre dal 2005 al 2021 biodiesel e biobenzine sono cresciuti del 701%, ma bisogna sottolineare che partivano da un valore appena apprezzabile, e ancora oggi ci sono fortissimi margini di espansione. Nell’ultimo anno ne sono stati consumati 1,7 milioni di tonnellate.

Il biodiesel è largamente il carburante più diffuso, con una quota del 91%, il bio-ETBE ha un peso più contenuta (1,8%). Cresce fortemente il dato del biometano (7% circa), ma anche grazie al fatto che da qualche anno è possibile dividere il consumo di questa risorsa da quello del metano tradizionale.

Crescono i biofuel double counting

Un altro elemento positivo è il fatto che il nostro Paese stia incentivando fortemente la produzione dei double counting. Sono i biofuel che – dal momento che vengono ricavati dai rifiuti – hanno un coefficiente doppio. Nel 2021 l’86% dei biofuel è stata prodotta grazie a risorse double counting, solo un anno prima erano al 70%. Le fonti maggiormente utilizzate sono gli oli alimentari esausti, gli oli e i grassi animali, i rifiuti agroindustriali e l’olio di palma., La direttiva RED II però prevede che questa fonte venga abbandonata entro il 2030. 

L’Italia però deve migliorare ancora tutta la filiera produttiva. Nel 2021 abbiamo raffinato solo il 36% dei biofuel che abbiamo utilizzato, oltretutto il dato è in calo rispetto al 42% dell’anno precedente. Il resto lo abbiamo importato da altri paesi, a iniziare dalla Spagna che oltretutto in un anno è passata dal 22,7 al 27,8%. 

Ancora più basso il dato delle materie prime, solo il 12,2% dei biocarburanti sostenibili che abbiamo consumato è stato ricavato da materie prime di origine nazionale; il primo paese fornitore è diventata la Cina (in 12 mesi è passata dall’8,9% al 20,8), seguita dall’Indonesia (16,9%), e dalla Spagna (8%).